• Francesca Ziroli Aprile

I moti di Stonewall e la nascita del Gay Pride Parade

È il 28 giugno del 1969 quando a Greenwich Village (NY) un gruppo di poliziotti irrompe nello Stonewall Inn, uno dei locali gay più popolari della città. In quegli anni era di uso comune che si verificassero delle retate ai danni dei locali o delle associazioni “omofile”; retate che in questo particolare caso venivano concordate per via di accordi più o meno segreti tra la polizia e la famiglia mafiosa proprietaria del locale. La retata del 28 giugno, invece, fu del tutto improvvisa e vide l’arresto di 13 persone tra lavoratori e avventori; le drag queen e le cross dresser vennero portate in bagno per verificarne il sesso e fu arrestato chiunque non indossasse almeno 3 indumenti “gender appropriate”.


Tra i clienti dello Stonewall Inn quella sera vi era Sylvia Rivera, una drag queen transgender di 18 anni che, nonostante molteplici dichiarazioni sul corso degli avvenimenti di quel 28 giugno, decide di opporsi all’oppressione politica e sociale che da anni veniva esercitata ai danni della comunità LGBTQ+ lanciando una bottiglietta contro gli agenti.

Questo atto, rivoluzionario e carico di significato fu la miccia che scatenò i numerosi scontri che proseguirono per i 5 giorni successivi al grido di “gay power” e che vengono ricordati con il nome di moti di Stonewall.

“We are the Stonewall girls

We wear our hair in curls

We wear no underwear

We show our pubic hair

We wear our dungarees

Above our nelly knees!”


Questi versi furono cantati durante quelle notti dalle drag queen newyorkesi contro la squadra anti-sommossa della Tactical Patrol Force inviata dal governo statunitense per contenere le manifestazioni. Un vano tentativo. La comunità LGBTQ+ aveva deciso che non avrebbe più accettato lo stato di sottomissione in cui era costretta a vivere da sempre, la libertà era l’obiettivo da raggiungere e l’orgoglio era l’arma risolutiva.

I moti di Stonewall cambiarono radicalmente la storia, seguì un periodo militante che vide la nascita nuove associazioni che rivendicavano a gran voce i diritti di ogni essere umano, indipendentemente dall’identità o dall’orientamento sessuale, l’opinione pubblica non poteva più esimersi dall’affrontare l’argomento e la diversità sessuale, che fino a quel momento era stata demonizzata, divenne una realtà.

Ogni persona appartenente alla comunità LGBTQ+, grazie a quelle notti di manifestazioni, prese atto e consapevolezza dell’orgoglio che si deve provare nell’essere se stessi, anche quando questo significa andare contro un ideale imposto dalla società. Così proprio il termine “orgoglio” (pride) divenne la parola chiave del movimento di liberazione omosessuale.

Il 28 giugno 1970, esattamente ad un anno di distanza dalla fatidica notte dello Stonewall, a New York si tenne il primo Gay Pride della storia, un’enorme parata che colorò le strade di Manhattan e che, da quel giorno, colora un numero sempre maggiore di città in tutto il pianeta.

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