• Francesca Ziroli Aprile

Il percorso interiore nella serie Suoni e Colori di Letizia Peraccini

La serie inedita Suoni e Colori composta da 10 dipinti di Letizia Peraccini ci racconta una storia intima e quotidiana.


La pittrice si specializza a Roma presso l’Accademia di Belle Arti di Via Ripetta e intraprende la carriera di insegnante continuando comunque ad affinare la sua tecnica presso gli studi di grandi maestri, tra cui il ceramista Enzo Assenza.


Dal 1977 al 1979 lavora alla serie che si rivela essere specchio di un percorso di crescita interiore affrontato dall’artista in seguito alla separazione coniugale. La pittrice decide di affidarsi ad un terapeuta e documenta attraverso queste opere il percorso che l’ha portata a riscoprire se stessa e il mondo circostante. Decide poi di tenere privata la serie proprio perché documento di un evento privato che non era pronta a mostrare al mondo.


Le tele vanno lette in ordine di esecuzione, a partire da L’uomo Dollaro dove una figura femminile (raffigurazione della stessa autrice) si staglia su un’enorme banconota da un dollaro sopra la quale è sdraiato un uomo nudo che rappresenta l’ex marito della pittrice. In questo dipinto la protagonista non ha capelli, bensì una folta acconciatura floreale.


A partire dalla seconda tela, con l’inizio della terapia, la bionda capigliatura della donna si rivela all’osservatore ed evolve nel corso di tutta la serie diventando sempre più protagonista, conferendo dinamismo ai dipinti e raccontandoci più di quanto si possa pensare ad un primo sguardo. I capelli sono, infatti, da sempre uno dei maggiori simboli di femminilità e di identità per una donna e, proprio come nel percorso terapeutico la pittrice ritrova se stessa, nell’evoluzione di queste opere la bionda chioma assume un ruolo sempre più centrale fino ad arrivare all’ultima rappresentazione in cui, per la prima volta, copre parte del volto della giovane. Come a rappresentare una femminilità ritrovata e finalmente protagonista.


Immersa in un’atmosfera metafisica e caratterizzata da una nudità pudica, che ancora una volta vuole rappresentare un aspetto interiore della protagonista, la donna avanza quadro dopo quadro proponendo all’osservatore una serie di elementi simbolici che denotano e sottolineano lo sviluppo spirituale di questo percorso.


Gli uomini, simili a manichini, senza un volto e senza particolari fattezze rappresentano conoscenze della donna, conoscenze che restano anonime perché presenti in questo viaggio, ma non rilevanti. Altro discorso, invece, per l’uomo vestito in bianco che viene rappresentato di spalle e quindi comunque censurato, ma che è caratterizzato dall’abbigliamento e dalla capigliatura; si tratta del terapeuta della donna, che la accompagna in quegli anni, la sostiene e la guida alla nuova scoperta di sé.

In diversi dipinti sono presenti dei nastri, simbolo delle connessioni umane, elemento di collegamento tra le varie relazioni; fili che nella penultima opera si collegano ad una bambola che viene definita dall’artista un “tutto” del percorso terapeutico.


Questa bambola, che somiglia alla donna bionda, si rivela quindi essere il frutto di quest’esperienza di crescita e consapevolezza. Sarà ciò che Letizia porterà via con sé quando deciderà di interrompere le sedute di terapia come ci racconta l’ultimo quadro.

La protagonista non è più nuda, la bambola è definita e dettagliata, i capelli sono mossi da un vento che spezza l’atmosfera metafisica e la sagoma sullo sfondo ci fa intendere un distacco; è arrivato il momento di separarsi e di cominciare un nuovo viaggio.


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