• Francesca Ziroli Aprile

IL POP DISSACRANTE DI PAOLO PILOTTI


Colori accesi e brillanti, pattern sfavillanti ed icone dei nostri tempi in vesti insolite e dissacranti. Le opere Pop di Paolo Pilotti colpiscono e difficilmente vengono dimenticate.


Che sia per gli scintillanti cromatismi o per le irriverenti scelte iconologiste, il giovane artista romano classe ’82 è riuscito a ritagliarsi il suo spazio nel complicato scenario artistico della capitale con le sue opere che, grazie a soggetti familiari e di facile riconoscimento, muovono un’aspra critica alla società contemporanea, alle sue contraddizioni e alle falle che il consumismo capitalista ha creato nell’impianto sociale dei nostri tempi.


Se negli anni 50 la Pop Art che esplose negli States voleva risollevare gli animi di una società appena uscita dalla guerra che assisteva allo sviluppo del capitalismo e all’esplosione del consumismo di massa, oggi il Pop di Pilotti vuole invece fare luce sulle innumerevoli contraddizioni del mondo contemporaneo e con le conseguenze che il tanto agognato “benessere” ha dato alla luce cinquanta anni dopo.


Nel 1956 Richard Hamilton inaugura l’inizio di una nuova corrente artistica con un collage che inserisce elementi “popolari” all’interno di un classico appartamento inglese, il movimento prende il nome dalla definizione inglese di “popular art” ad indicare un tipo di figurazione i cui modelli iconografici vengono presi direttamente dal panorama di immagini iconiche della società del tempo.


Lo stile migra dall’Inghilterra agli Stati Uniti e all’Europa assumendo sfumature diverse, con Warhol l’America contemporanea consacra la nuova Vergine con le serigrafie di Marilyn Monroe e dona una nuova luce ai disegni dei fumetti inserendoli a pieno titolo nel panorama artistico grazie ai dipinti di Roy Lichtenstein; mentre in Italia (in particolare a Roma) il movimento vede al centro della scena il pittore Mario Schifano che supera la distanza che la serigrafia aveva creato tra opera e artista e, con un approccio più tradizionale e tecnico, innalza ad opera Pop il logo della bevanda simbolo del boom economico e del capitalismo: la Coca-Cola.


Pilotti, invece, non intende superare il limite tra immaginario artistico e immaginario di massa, ma denunciare tutti quegli atteggiamenti della società del XXI secolo che altro non sono che conseguenza dell’avvento capitalista che ha modificato non solo l’assetto economico, ma la stessa collettività. Quale miglior modo per muovere una denuncia sociale di questo tipo se non attingendo al panorama di immagini storiche iconiche della contemporaneità?


Ed ecco che osservando i lavori di Pilotti ci si imbatte in supereroi rifatti e truccati, in pin up degli anni 50 che sfoggiano, insieme alla lingerie sexy, uno dei volti simbolo della storia contemporanea: quello di Adolf Hitler.



L’antica iconografia delle tre grazie viene rivisitata e ci si presenta con le fattezze dei tre porcellini nell’opera LE TRE PORCELLINE richiamando l’attualissimo problema del body shaming, delle taglie curvy e di tutto il contesto che ha riguardato il rapporto insano che le donne instaurano con il proprio fisico quando questo non rispecchia i canoni, quasi sempre innaturali e assolutamente poco sani, imposti in particolare dall’industria della moda negli ultimi trent’anni.



Ancora una riflessione sul rapporto con i canoni di bellezza viene affrontato nella serie GLOSS OF HEROES in cui i tre celebri supereroi (Daredevil, Superman e Batman) fanno da specchio per il problema della chirurgia plastica che, grazie al progresso tecnologico e all’abbattimento dei costi, è stata spesso abusata da personaggi dal forte potere mediatico diventando quasi un trend.



Il mondo BDSM infrange la patina di innocenza tipica dei cartoni animati, la mamma del cerbiatto più famoso dello schermo si trasforma in una “SadoMom”, Grimilde e Malefica lasciano i loro regni fatati e diventano regine del lattice, mentre Biancaneve alla mela sembrerebbe preferire la banana.




In HE, SHE, IT il gioco di parole del titolo descrive perfettamente il senso del dipinto, It il clown per eccellenza indossa con disinvoltura una sfavillante gorgiera rosa in pendant con un corpetto vittoriano e dietro l’iconico palloncino sembra guardare l’osservatore con aria quasi minacciosa, come a difendere la sua scelta di vestire come meglio credere ed essere chiunque voglia. Anche TRANGENDER VIRGIN difende il diritto ad essere chi si vuole facendosi forte di un personaggio potente come la Vergine Maria, simbolo di amore e purezza e icona di una religione che ancora combatte fortemente il diritto alla libertà per chiunque non rientri negli stretti e fragili parametri accettati dal buon senso comune.



Pilotti cerca di mostrare all’osservatore il castello di carte su cui si regge il mondo contemporaneo, carte coloratissime e popolari, ma pur sempre fragili e precarie.



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