Intervista a Boris Grozdanič Gorjan

Updated: Jan 17


Nella tua biografia affermi che sin da piccolo hai sempre amato leggere libri e ti sei anche avvicinato alla musica… quali sono le letture che più ti hanno ispirato? Fai sì che la musica pervada anche le tue fotografie?

Da bambino, adoravo i romanzi d'avventura e i libri di fantascienza. Ho divorato la maggior parte delle opere di Jules Verne e Karl May. Tutte le storie di Sherlock Holmes e molti gialli di Agatha Christie.


Quando sono cresciuto, ho avuto un incidente molto brutto, in cui ho quasi perso la vita e mi sono reso conto della fragilità dell'esistenza e della possibilità di andare incontro alla fine della vita. E con questa cosa tutto ciò che ne deriva.


Ricordo ancora vividamente un periodo della mia vita in cui ho chiesto spesso a mia madre perché dobbiamo morire. Dopo tutto quello che si affronta c'è la fine? Non possiamo più ripetere ciò che è avvenuto? Da qui ho cominciato a pormi domande filosofiche: cos'è la vita, cosa viene dopo la vita, esiste la possibilità della reincarnazione? Ho letto numerosi libri sulla conoscenza antica, sulle antiche civiltà perdute, raccogliendo diverse interpretazioni esistenziali e approfondendo la differenza tra diverse religioni… Carlos Castaneda e libri che si concentrano sulla relazione mente-corpo.


La musica è ancora molto importante nella mia vita. Mi piacciono i generi più complessi, come il jazz o la musica che risulta alla maggior parte delle persone emotivamente troppo pesante.

Creare musica è stata una delle mie prime espressioni artistiche. La band, con la quale ho pubblicato un CD, esiste ancora.


Quali sono le tue altre fonti d'ispirazione?

Di recente, la natura sta tornando come la fonte principale. È la sorgente assoluta di tutto ciò che siamo e allo stesso tempo è il riflesso diretto di ciò che siamo. Credo siamo la creazione e il creatore allo stesso tempo.

Cosa ti piace della computer grafica? Sei stato un graphic designer, vuoi parlarci di alcuni tuoi progetti più creativi ed artistici?

Da avido lettore ero curioso di comprendere come si realizzasse un libro, dalla figura di Gutenberg all'invenzione della stampa. In seguito, ho scoperto il software grafico. Ovviamente parliamo di molti anni fa, l'hard disk di un computer aveva meno ram della scheda video di oggi! Ho scandagliato l'argomento, scavando più a fondo nella tecnologia. Ho lavorato come graphic designer per molti anni, elaborando principalmente cataloghi, sono arrivato alla fotografia fondamentalmente attraverso Photoshop, adattando le immagini per volumi illustrati e pubblicazioni. Così ho realizzato che la mia vera passione era la fotografia.



Quali servizi fotografici hai trovato più stimolanti nel tuo lavoro per alcune agenzie pubblicitarie?

Amo ancora lavorare per aziende di architettura e interior design. Non ricordo uno scatto in particolare, ma nel complesso è un campo di fotografia commerciale che mi piace molto. Tutte quelle linee e forme sono così belle nella composizione fotografica.

Hai cominciato a lavorare come assistente di alcuni influenti fotografi, quali? Come quest'esperienza ti ha portato a trovare il tuo personale approccio alla fotografia?

Ho imparato molto da Jorg Ceglar, architetto diventato fotoreporter. Il suo amore per la sezione aurea e Cartier-Bresson erano così contagiosi! Ho lavorato molto con Dragan Arrigler, un fotografo di still life e architettura, che, pur provenendo dalla fotografia su pellicola, in età avanzata ha imparato a sviluppare photoshop e compositing ad un livello elevato. Non è mai troppo tardi per imparare e ottenere risultati strabilianti con le nuove tecnologie e i programmi digitali a disposizione.

Ci vuoi raccontare della tua esperienza allo IED di Milano e del tuo rapporto con il mentore Stefano Babic?

Stefano è un grande fotografo di moda, che ha lavorato con clienti prestigiosi durante la sua carriera. Una persona alla mano e disinvolta, che fondamentalmente mi ha spronato con il suo esempio a passare da un tipo di fotografia ritrattistica pianificata (ritratti, bellezza, moda) a una più intuitiva e mi ha insegnato a catturare il momento, a comprendere come sia più importante l'emozione suscitata dalla foto che un'illuminazione precisa e d'effetto.



Cosa ti affascina di artisti come Kandinsky, Malevič, Rothko e dei geniali insegnanti e allievi del Bauhaus?

Tutti questi artisti hanno esordito con la pittura classica e figurativa, elaboravano nature morte o paesaggi realistici e, infine, hanno de-costruito l'arte accademica per cercare nuove soluzioni. Hanno cambiato così il modo di interpretare e rappresentare la realtà, cercando di riflettere sulla superficie della tela le loro sensazioni interiori, hanno inoltre astratto le forme naturali.


Il mio apprezzamento per loro, immagino, derivi dall'amore per l'architettura e per la razionalità insita nell'ideazione dei loro dipinti. Superano la bellezza canonica e suggeriscono un nuovo tipo di bellezza. Questo processo metamorfico, questa rivoluzione, è simile alla svolta che portò Picasso a scoprire il cubismo. Dall'arte accademica al suo superamento sino all'avanguardia.



La tua idea di bellezza è strettamente legata all'equilibrio, tra luce e ombra, nell'armonia delle forme naturali e artificiali…vuoi approfondire questi due concetti "la bellezza" e "l'equilibrio"?

Bellezza: dovrebbe essere tutto ciò che non è brutto. Cos'è brutto? È una visione molto personale. Per me anche nelle cose più comuni è possibile trovare la bellezza. Nei miei petali di fiori secchi, c'è un'enorme quantità di consistenza delicata, bei colori tenui. Penso sia bellissimo ascoltare il silenzio.


Riesci a immaginare il volume del silenzio? È la stessa cosa con la delicatezza e la finezza.

Negli odierni colori sovraccarichi, troppo spesso completamente piatti, ricercare e poi mostrare un colore "silenzioso" è una vera virtù.

Il colore deve essere accordato e in sintonia con il tema rappresentato, bilanciato tra primo piano e sfondo. Fondamentale è anche l'equilibrio delle forme all'interno del "frame", dei limiti spaziali, della foto.

Perché hai scelto di rappresentare fotograficamente dei petali di fiori come fossero singole gocce, singoli estratti di vanitas e grazia?

La maggior parte dei fiori vengono fotografati quando sono in piena fioritura, al culmine della loro gloria, bellezza e, come dici tu, vanità. Quest'approccio si riscontra anche se consideriamo l'odierna ossessione per la chirurgia plastica e per il viso perfetto, ricorrendo a numerosi ritocchi con Photoshop.


In questo senso, sono molto vicino al pensiero tardo del grande Peter Lindbergh, focalizzato su una rappresentazione fedele di ciò che esiste.


Quindi ho voluto focalizzarmi su un singolo petalo per ogni foto, su un petalo del quale quasi nessuno si accorgerebbe, in quanto di solito i fiori vengono buttati via prima di arrivare a questo stadio, prima di arrivare al disfacimento. E lo stesso principio è il motivo per cui ho usato uno sfondo bianco neutro: volevo isolare il singolo petalo e massimizzare le venature e la sua struttura. Vorrei solo mostrare la potenziale bellezza che c'è in ogni singolo, minuscolo petalo! La texture è essenziale, ho cercato di mostrarla nel miglior modo possibile. Per me è fondamentale essere in grado di enfatizzare la texture in modo che l'osservatore possa quasi avere la sensazione di percepire la trama dell'oggetto (rugosa, vellutata, ecc.), la sua qualità tattile, il suo modo di rispondere alla luce come un'epidermide. Penso alla consistenza delle vecchie pergamene, o alla carta di alcuni libri antichi.


Per la stampa di questa serie, ho usato una carta liscia come la seta, una superficie delicata da abbinare alla fragilità e morbidezza dei fiori. E così siamo tornati ​​al primo oggetto dell'intervista: i libri. Ho letto moltissimo su kindle, ma non esiste nulla come un libro. Ho cambiato casa un paio di volte, il carico pesante sono sempre stati gli scatoloni ricolmi di libri. Persino più dell'attrezzatura fotografica!



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