• Francesca Ziroli Aprile

Intervista a Letizia Peraccini


Salve Letizia, come stai? Come stai passando questo particolare periodo?

Bene, vorrei riprendere a dipingere, ma al momento sono demotivata. Io sono a casa da sei mesi ormai perché prima del lockdown ho subito un intervento al ginocchio e questa quarantena si è rivelata più stancante di quanto uno possa immaginare. Ma spero di riprendere al più presto. Mi piacerebbe anche sperimentare con la fotografia, non credo che sia nel mio essere, ma mi incuriosisce e mi piacerebbe sperimentare.

Tu sei un’artista che si è adoperata in diverse discipline, trovi che ce ne sia stata una che ti abbia appassionato più di altre?

I miei lavori in su porcellana sono tra i miei preferiti sicuramente, ho frequentato un corso di pittura su porcellana ed ero diventata la favorita dell’insegnante. Addirittura qualche volta è stata lei a prendere spunto dai miei dipinti.

Essendo appassionata ho imparato a lavorare e modellare anche la creta e la porcellana, ma prevalentemente per un discorso di necessità, perché ho sempre preferito fare tutto da sola.

Quindi la tecnica che hai prediletto è la pittura, quanto hai sperimentato in quel campo?

Ho provato con l’acquerello, avevo cominciato al liceo, ma non mi piace molto.

Negli anni poi mi sono avvicinata sempre di più alla pittura ad olio, è sicuramente quella che preferisco, per la sua resa più concreta e tangibile.

So che sei stata insegnante di storia dell’arte per quasi venti anni, questo ha influito molto sulla tua carriera?

In verità no, ho sempre tenuto separati il mio lavoro e la mia produzione artistica benché gravitassero entrambi intorno al concetto di arte.

Per me la pittura ha sempre avuto a che fare con il sentimento, a seconda del sentimento che provavo in un determinato periodo sceglievo di lavorare in un modo piuttosto che in un altro ed ho la sensazione che le cose siano sempre rimaste indipendenti tra loro.

Pittura e sentimento, quindi i tuoi lavori sono stati sempre un modo per veicolare un messaggio emotivo che non riuscivi a trasmettere in altro modo?

Sì, sicuramente. La serie Suoni e Colori (di cui si è parlato nell’articolo precedente) è stata la più personale in assoluto ed anche quella che aveva un messaggio chiaro e distinto.

Ho provato a raffigurare nature morte, per cambiare genere e sperimentare, ma comunque non mi davano molta soddisfazione, ho capito quasi subito che non era cosa per me.

Poi mi sono concentrata sempre sulle figure, ho raffigurato molti anziani, mi facevano riflettere sul significato della vita. Persone che avevano vissuto e non avevano più molto da chiedere alla vita, che vivevano alla giornata, liberi dalle aspettative e dagli impegni di una vita frenetica.

A posteriori mi sono resa conto che la mia produzione è uno specchio della mia vita. Io negli anni ho avuto molti “periodi” e questo ha condizionato fortemente le mie opere. Ad esempio ci fu un periodo in cui avevo praticamente smesso di parlare e automaticamente i volti dei miei dipinti avevano perso la bocca.

Quando hai capito che saresti stata una pittrice? C’è stato un momento in particolare in cui ha preso consapevolezza di questo?

Mi sono appassionata al disegno quando ero alle scuole medie, è stato un avvicinamento molto naturale e istintivo. Poi ho cominciato a frequentare lo studio dello scultore Enzo Assenza ed in seguito ho seguito un corso di pittura dal vivo presso una pittrice russa. I miei insegnanti mi hanno dato nozioni tecniche e mi hanno insegnato a pitturare sfruttando al massimo le mie potenzialità. La mia è stata una vita di insegnamenti, poi io ho veicolato tutto quello che ho imparato nella direzione che mi ha suggerito l’istinto.

C’è qualche grande artista che ti ha influenzata particolarmente?

Onestamente no, li ho studiati e li conosco ovviamente, ma il mio lavoro è sempre nato da me. Solo per il colore mi sono ispirata molto a Cézanne ed ho preso la sua tavolozza.

A proposito di colori, c’è qualche colore particolarmente simbolico per te?

Il bianco è un colore che mi piace molto e mi pace creare contrasti che lo rendano ancora più brillante.

Tu cosa pensi dei tuoi lavori? Ti emozionano? Ti è capitato di non sentirti soddisfatta di ciò che avevi prodotto?

È una cosa che mi è successa ultimamente, tre anni fa ho avuto una caduta che ha comportato diverse fratture tra cui quella dell’omero del braccio con cui dipingo e quindi dovevo aiutarmi con l’altra mano per poter lavorare ed è stato difficile. Il primo dipinto che ho realizzato dopo la caduta era il ritratto di una donna e ricordo di averci lavorato molto più di quanto facessi di solito, ho passato giorni e giorni solo su quel lavoro. Lo guardavo e non mi sentivo soddisfatta e allora continuavo a lavorarci incostantemente finché non ho trovato che fosse effettivamente completato. Sono una donna molto testarda. Prima non mi era mai capitata, credo sia la conseguenza del lavorare di istinto.


Letizia, grazie del tempo che mi ha dedicato, buon lavoro.



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