Intervista al fotografo Stefano Regondi

Updated: May 13


Stefano Regondi, fotografo poliedrico e sempre orientato verso nuove sperimentazioni, ha risposto ad alcune domande da parte di FMB Art Gallery.

Qual è stato il tuo primo approccio alla fotografia?

Ho sempre scattato fotografie fin da bambino, ma ricordo con piacere la costruzione di una macchina fotografica utilizzando una scatola da scarpe durante le lezioni di educazione tecnica alle scuole medie. Forse quell’evento è stato il primo passo verso la comprensione tecnica della fotografia.

Quali sono state le tappe più significative del tuo percorso artistico?

Ho sempre disegnato, dipinto e parallelamente scattato fotografie (anche se in maniera molto "superficiale") fino a che qualcuno non mi ha fatto notare che potenzialmente potevano diventare delle buone foto. Mi sono comprato a rate una buona reflex e mi sono iscritto a dei corsi seri di fotografia per approfondire tutti gli aspetti tecnici e di composizione che ignoravo. Parallelamente ho iniziato a scattare in maniera quasi compulsiva anche per capire quali fossero i soggetti e gli ambiti a me più affini. Non l'ho ancora capito a fondo

C'è una serie in particolare (già pubblicata in galleria o che verrà esposta in questi giorni) che ritieni più significativa o rappresentativa?

In realtà le serie nascono durante il lavoro di editing di tutto il materiale che ho. Scattando compulsivamente quasi sempre non lavoro nello specifico su un progetto particolare (fatto salvo per qualche incarico o situazioni particolari come i moli e i luoghi di mare che mi affascinano molto). Sistemando le mie foto poi mi accorgo che comunque seguo dei percorsi ben precisi che si riassumono nelle serie poi editate. Ma è una presa di coscienza “post-scatto".

C’è qualche grande fotografo che ha influenzato il tuo lavoro? (se sì, in che modo)

Non ce ne è uno in particolare ma molti, diciamo che mi affascinano molto la streetphotography e il reportage di viaggio. I volti, la diversità, i colori. Citare un grande fotografo e dire che mi abbia influenzato più di altri non sarebbe veritiero, forse perché la mia tendenza a scattare in maniera così eterogenea non mi porta a focalizzare la mia attenzione sul lavoro di uno o di pochi grandi fotografi, ma ad avere una fruizione onnivora della fotografia d'autore

Qual è l’aspetto più insidioso della fotografia secondo la tua esperienza? E quale quello più gratificante?

L'aspetto più insidioso della fotografia è sicuramente il fatto che abbia una base scientifica e molto tecnica, fatta di calcoli e proporzioni, di variabili molto correlate ed io, caratterialmente e per predisposizione, non sono molto portato al rigore. Ma sono fattori basilari della tecnica e, che mi piaccia o no, vanno tenuti in considerazione nonostante io li consideri insidiosi. La gratificazione nasce dal fatto di raggiungere un obiettivo prefissato: voglio Fare Uno scatto con determinate caratteristiche cromatiche, di luce, di esposizione e alla fine ci riesco. Oppure dall'inaspettato a volte uno scatto casuale e poco pensato dà un risultato inaspettato e piacevole. Ma è una questione di fortuna.

C’è qualche scatto di cui vai particolarmente fiero o a cui ti senti particolarmente legato?


Certo, Fisherman! Questa mia foto rappresenta esattamente ciò che volevo catturare: La luce, il movimento, il soggetto inconsapevole, il molo, il mare. C'è tutto quel che volevo raccontare di un pescatore incrociato per caso al tramonto in Calabria.



Esiste per te la foto perfetta o comunque c’è una foto che più di tutte vorresti scattare?

Come ho già detto in merito ai grandi fotografi, non c'è un'unica foto che considero perfetta ma veramente tantissime che considero tali. Ci sono anche tante foto sui social, magari scattate da fotografi amatoriali, che trovo stupende e che mi piacerebbe aver scattato io stesso.

Abbiamo avuto modo di capire che preferisci non intervenire sulla foto sul con programmi di editing, ma preferisci creare effetti attraverso l’utilizzo specifico della macchinetta stessa. Qual è il tuo rapporto con la post produzione quindi? La ritieni sempre da evitare o credi che ci siano correzioni che non compromettono l’autenticità del risultato finale?

Alcune correzioni lievi su esposizione e luce per quanto riguarda i miei lavori le ammetto. Se si tratta di sconvolgere totalmente una foto e trasformarla in altro dall'originale allora no. A quel punto significa che non ho fatto una buona foto o quantomeno non era ciò che avevo in mente. Per quanto riguarda il lavoro degli altri c'è chi con la postproduzione crea immagini meravigliose ma credo si tratti di tutt'altro lavoro che prende spunto da una fotografia di base per creare un artefatto differente da ciò che è la fotografia nuda e cruda. Peraltro la fotografia vera sarebbe quella analogica e già utilizzando una macchina digitale c'è un procedimento decostruttivo dell'immagine reale e ricostruttivo in digitale. Aggiungere ulteriori modifiche digitali mi sembrerebbe troppo.

Proprio dalla voglia di sperimentare con la macchinetta è nata la serie Sperimentale, nel dettaglio le immagini sfocate di London Vague e Wien Vague cosa vogliono rappresentare? Come dobbiamo interpretare la scelta di agire in questo modo sulla messa a fuoco?


Le cose che mi piacciono delle immagini sfuocate sono le macchie di colore che da vicino rimangono tali ma allontanandosi rendono l'idea del soggetto. Sono immagini che potrebbero essere ricondotte a qualunque posto ed è per questo che nei titoli ho precisato i luoghi di scatto. Le amo molto perché graficamente le trovo davvero piacevoli all'occhio e indefinite come delle immagini oniriche poco chiare. In realtà sono scatti semplici che non comportano nessuna particolare tecnica se non quella di manovrare la messa a fuoco. L'importante è trovare la luce ed i colori giusti che bilancino il risultato e, ovviamente, i soggetti ed il contesto che si prestino allo scopo.

Delle foto esposte in galleria nessuna è in bianco e nero, a cosa è dovuta la tua scelta di evitare di lavorare sul B/W?

In realtà è un caso che la scelta della galleria sia cascata prevalentemente su fotografie a colori. Scatto molto anche in bianco e nero, soprattutto se si tratta di architetture in cui il questa tecnica aumenta le profondità e le ombre.

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