La dimensione onirica di De Matteis

Se sognare un po’ è pericoloso, il rimedio non è sognare di meno ma sognare di più, sognare tutto il tempo. (Marcel Proust)



Le opere di Cristiano De Matteis sono delle piacevolissime provocazioni che possiedono la non comune freschezza e l’innovazione di lavori in precario equilibrio sul sempre più sottile crinale che separa la fotografia dalla pittura. Nel laboratorio romano di via del Pellegrino si compie di fatto la fusione tra queste due forme d’arte, con la disintegrazione di barriere e confini ormai del tutto pretestuosi.

Gli acrilici su carta hanno un’evidente derivazione fotografica, così come le fotografie utilizzate non possono dissimulare un’ovvia discendenza onirica, spesso indotta dalla conoscenza approfondita dell’arte classica. L’una forma espressiva è in simbiosi con l’altra, dando vita infine ad un prodotto artistico “terzo” rispetto alle tecniche generanti.


Se l’avvento della fotografia ha storicamente rivoluzionato la pittura, forzandone l’evoluzione, la pittura interviene ora sulla fotografia ponendo il sigillo sui soggetti prescelti, trasformando un’immagine potenzialmente replicabile in innumerevoli copie in un’opera unica...

Le infinite storie di cui ogni persona è portatrice, ci sfiorano ogni giorno, si intrecciano e scompaiono col passo veloce dei nostri tempi. Rallentare queste scie d’umanità fino a trasformare una fugace apparizione in un incontro, cogliendone la bellezza sia etica che estetica, è ciò che Cristiano De Matteis si ripropone coi suoi quadri. Le immagini di partenza sono spesso decontestualizzate e iper contrastate, fino a divenire ombre dai contorni sfumati affogate in controluce estremi. Talvolta si tratta invece di ricontestualizzazioni ottenute per sovrapposizione di immagini, a ricreare quell’atmosfera onirica che è componente essenziale di questi lavori. In ogni caso si tratta dell’incipit di storie impossibili, di rapporti solo ipotizzati, frutto di una sorta di trance estetica che diviene un atto d’amore verso la gente, verso il suo costante fluire, incrociarsi, sfiorarsi... Perchè la gente è bella e il calpestio del suolo della città eterna è come un tip-tap costante che, soffuso e pieno di echi nella notte, si fa veloce e fragoroso nelle ore di punta, come fosse la colonna sonora dell’esistenza.

Cristiano osserva rapito il viavai incessante delle persone, quasi si trattasse di un’attrazione circense e lui si ritrovasse bambino a bere con gli occhi le evoluzioni degli acrobati o le esibizioni dei clowns.

Questo stupore fanciullesco va di pari passo con la capacità di abbandonarsi ai sogni, di attingere da loro la componente creativa delle proprie opere.

Così ballerine classiche in tutù traversano strade affollate da turisti e massaie, mentre un distinto signore, con cartella portadocumenti, sembra compenetrato all’attraversamento pedonale.Ora la sala di una stazione è invasa da un volo d’uccelli, ora l’intrico di gambe sovrapposte in trasparenza di una folla frettolosa richiama l’atmosfera cupa delle carceri del Piranesi.

Nella dimensione onirica rivelata da De Matteis, tutto ha un senso e tutto è possibile, con un’avvertenza: è severamente proibito calpestare i sogni.


Carlo Micheli


E’ severamente proibito calpestare i sogni



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