• Francesca Ziroli Aprile

Le rose di Boris Grozdanič Gorjan ci ricordano la bellezza della caducità

Il fiore dell’amore per antonomasia, citata da Shakespeare in Romeo e Giulietta, utilizzata anche da Antoine de Saint-Exupéry nel Piccolo Principe per rappresentare l’amore puro ed eterno.

Una simbologia antica e di grande importanza, tanto da apparire prima al fianco di Venere nella mitologia romana, poi della Vergine Maria nell’iconografia cristiana e nella Divina Commedia come simbolo dell’amore spirituale.


Appartenente alla famiglia delle Rosacee comprende circa 150 specie e il suo significato simbolico è legato strettamente alla sua struttura e al suo colore. Simbolo dell’amore dolce e profumato che si dona solo a chi ha il coraggio di affrontare le impervie spine che ricoprono il suo gambo, raffigurazione della giovinezza e della femminilità, ma anche della caducità della vita e della rinascita.



Questo è il soggetto della serie Roses del fotografo sloveno Boris Grozdanič Gorjan che ci racconta il fascino della bellezza naturale attraverso scatti di grande semplicità e potenza figurativa.

Uno sfondo neutro e uno, massimo due, petali di rosa in una cornice 50x50; una iconografia che ricorda il gusto del movimento italiano dell’arte povera.

Foto semplici e di grande impatto visivo che fanno trasparire tutto l’amore di Boris per l’elemento naturale e per gli affascinanti dettagli che possiamo ritrovare anche in un semplice petalo. Un elemento di facile reperibilità, che possiamo quasi definire “quotidiano” e che così chiaramente pone l’osservatore davanti alla dimostrazione concreta del fatto che molto spesso non è tanto il soggetto, quanto il modo in cui viene rappresentato a destare stupore e curiosità.

Che la natura sia un perfetto equilibrio che offre immagini e scenari mozzafiato è cosa ben nota, ma nella società contemporanea non tutti e non tutti i giorni riescono a concedersi il giusto tempo per dedicarsi all’osservazione attenta di un elemento naturale ed ecco che quando ci capita di osservare un fiore veniamo colpiti dal suo colore sgargiante o dal suo inebriante profumo, dimenticando di notare i più piccoli dettagli che lo caratterizzano.

Le foto di Boris, invece, pongono l’osservatore faccia a faccia con la magia ingegneristica del mondo botanico e ci raccontano e ricordano la straordinaria caducità della vita.

Le infinite venature che si espandono con precisione matematica su tutta la superficie del petalo assumono un colore tendente a toni rossicci, i bordi si arricciano e l’unghia ormai scura ci raccontano che quello che vediamo è un petalo essiccato.

Sappiamo che non vi è profumo né più linfa che scorre in quelle venature, il petalo è stato reciso e ha perso la sua fonte di nutrimento, ma la sua bellezza resta intatta e quasi cristallizzata a ricordarci che c’è del bello nella vita, ma c’è del bello anche nella morte.


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