• Francesca Ziroli Aprile

STEFANO REGONDI, LE IMMAGINI CHE CI TRASPORTANO NEL SUO MONDO


Stefano Regondi, attraverso le sue foto, ci racconta di luoghi, persone ed emozioni; sfruttando le sole potenzialità della fotocamera e riducendo la postproduzione al minimo. Al giorno d’oggi, spesso e volentieri, sono i programmi di editing a trasformare lo scatto nell’immagine che il fotografo avrebbe voluto rendere e ciò mette, troppo spesso, in secondo piano il lavoro fotografico vero e proprio.


Lo studio della luce, dello scenario e del soggetto ha un ruolo fondamentale nel lavoro di Regondi, che si diletta a sperimentare con le impostazioni della camera per trovare sempre nuove soluzioni.

La scelta di un lungo tempo di otturazione e di un’adatta apertura del diaframma consentono la realizzazione di immagini dal gusto quasi futuristico come nel caso di Whirl, una resa dinamica di uno dei luoghi più riconoscibili di Milano (città natale dell’artista): Piazza Gae Aulenti.



L’uso poco convenzionale della messa a fuoco da vita a London Vague e Wien Vague, cartoline di città appena intuibili, riconoscibili solo grazie al nome, e a Drops People, immagine in cui la realtà viene forzata fino a perdere completamente le sue forme.

Istantanee in cui i piani prospettici si fondono e i colori la fanno da padrone, esercitando sull’osservatore un forte potere suggestivo.



La suggestione che nasce dalla sperimentazione, ma anche quella che colpisce in primo luogo lo stesso Regondi e che ci viene restituita in pellicole come Fisherman dalla serie By the Sea. In quest’opera l’uomo ritratto di spalle ci dà l’impressione di essere il protagonista, l’uso della luce e la ripresa dal basso lo rendono imponente, stagliato su un cielo crepuscolare; illusione fuorviante. Il mare è l’elemento di ispirazione, mare che non si vede direttamente, ma si intuisce; dagli attrezzi di pesca ai piedi dell’uomo e dall’atmosfera salubre.

La sperimentazione e il mare, ma anche l’uomo; come avviene nella serie Streetportraits.


Istantanee di quotidianità, guidate dalla curiosità e dall’interesse del fotografo che si lascia affascinare dai passanti e cattura, nel caos metropolitano, quel dettaglio in grado di stuzzicare il suo interesse. Risultato finale di questa ricerca artistica sono lavori come Smoking Plumage e Vanity Fair, contrasti cromatici e fermo immagini dinamici; sconosciuti che non hanno storia e non hanno nome e proprio per questo ci incuriosiscono.

Non ci è dato sapere chi siano questi protagonisti inconsapevoli, cosa sia successo negli attimi antecedenti o posteriori allo scatto, non è una storia quella che Regondi ci vuole raccontare, ma sono i suoi sentimenti, le sue sensazioni, la sua curiosità.

È il suo modo di vedere il mondo, cambiano le tecniche e i soggetti; resta invece la capacità di trasmettere attraverso i suoi lavori le sue emozioni e i suoi stati d’animo, pellicole dal forte potere comunicativo che consentono all’osservatore di entrare in contatto non solo con l’opera, ma con l’artista stesso.

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